La XXIII edizione del Padiglione d’Arte Giovane è in arrivo

Ci sono storie culturali che continuano perché hanno trovato, nel tempo, un modo per rinnovarsi. INVERART è una di queste. Arrivata alla sua XXIII edizione, la manifestazione nasce dalla volontà del Guado di fare dell’arte un luogo e un tempo aperto, libero, capace di mettere in relazione le persone e di generare pensiero.
È questa l’idea che sta alla base del progetto: arte non solo da contemplare a distanza, ma strumento per crescere, per interrogarsi, per sviluppare uno sguardo autonomo sul mondo. Il Guado ha costruito la propria esperienza quasi sessantennale sulla convinzione che la cultura abbia valore solo quando riesce a coinvolgere tutti, a creare occasioni di confronto alto, a dare spazio alla ricerca e alla sperimentazione. E proprio gli artisti, quando lavorano per mantenere la propria libertà, possono diventare uno degli enzimi più efficaci per veicolare più consapevolmente il “nuovo” alle comunità.

Dentro questa visione, il loro lavoro assume quindi anche un valore profondamente sociale. L’artista non è soltanto colui che produce un’opera, ma una persona che osserva il proprio tempo, ne raccoglie le contraddizioni, le inquietudini, le trasformazioni, le bellezze e prova a restituirle attraverso un linguaggio interpretante e singolare. Il suo lavoro può mettere in discussione ciò che sembra scontato, dare forma a ciò che ancora non sappiamo nominare, aprire domande dove sembrava esserci soltanto una risposta. In questo senso l’artista svolge una funzione preziosa: contribuisce a mantenerne vivo lo sguardo, l’attenzione, il senso critico nelle analisi.

Sostenere gli artisti significa quindi sostenere una parte della società che ha scelto di dedicare tempo e intelligenza alla ricerca, alla sensibilità e alla costruzione di nuovi linguaggi. Significa riconoscere che il lavoro creativo non è un fatto marginale o un orpello, ma ha una ricaduta culturale, civile e sociale. L’arte non dà necessariamente risposte; spesso ha il pregio di insegnarci a formulare nuove domande. INVERART nasce da questa visione e la porta nel territorio. Da oltre vent’anni il Padiglione d’Arte Giovane rappresenta un’occasione concreta per dare spazio a chi sta iniziando o sviluppando il proprio percorso artistico, offrendo ai giovani formazione vera, la possibilità di mostrare il proprio lavoro e, soprattutto, di incontrarsi e di incontrare un pubblico. Perché un artista cresce anche attraverso lo sguardo degli altri, attraverso la possibilità di misurarsi con uno spazio e con una comunità sempre più matura.

La XXIII edizione di INVERART, vuole ripartire proprio da qui: dai giovani (in primis proprio da quelli di Rockantina’s), dalla ricerca, dalla sperimentazione e dall’incontro. Tre giorni nei quali Inveruno tornerà ad aprire il luogo dedicato all’arte contemporanea e alle nuove generazioni che è un unicum a livello progettuale in Città metropolitana di Milano e in Lombardia. Uno spazio e un tempo nel quale le opere saranno certamente protagoniste, ma nei quali altrettanto importante sarà tutto ciò che può nascere intorno a un’opera e alla sua energia. INVERART, infatti, è un progetto culturale completo ed efficace, nel quale l’esposizione accolta a convivio diventa il punto di partenza per costruire relazioni nella più ampia accezione del termine.

Le scuole e le nuove generazioni

Nell’edizione 2026 il rapporto con il mondo della formazione assume un rilievo ancora maggiore. La presenza degli istituti scolastici superiori sarà infatti raddoppiata rispetto alle precedenti edizioni, con un’attenzione particolare ai licei artistici, naturalmente vicini alla vocazione di INVERART.
È una scelta che nasce dalla volontà di rendere sempre più stretto il rapporto tra il Padiglione d’Arte Giovane e i luoghi nei quali i giovani stanno costruendo la propria identità, la propria sensibilità e il proprio futuro. Coinvolgere un numero maggiore di istituti significa ampliare la comunità che ruota attorno alla manifestazione e creare nuove occasioni di incontro tra studenti, artisti e docenti.
Gli studenti potranno incontrare gli artisti e incontrarsi, conoscere i vari percorsi, confrontarsi con opere e linguaggi differenti e partecipare alle attività della manifestazione. In questo modo INVERART diventa per loro non soltanto una visita, ma un’esperienza capace di lasciare traccia e di aprire prospettive.
Accanto alle esposizioni saranno quindi proposti laboratori d’arte, pensati come momenti nei quali vedere e fare possano incontrarsi. Gli studenti e il pubblico saranno invitati a sperimentare, a lavorare con materiali e linguaggi differenti. I laboratori saranno condotti da professionisti riconosciuti.
In questo dialogo tra arte, formazione e territorio si colloca anche la collaborazione con la Società Umanitaria e con l’Accademia di Belle Arti di Brera, partner del Guado. La loro presenza permette a INVERART di consolidare un rapporto importante con il mondo della formazione, della cultura e della ricerca artistica e di costruire un ponte tra il territorio metropolitani dell’altomilanese e una realtà culturale più ampia.
È una rete che dà senso alla manifestazione: il Guado, Rockantina’s, le scuole, le istituzioni culturali, gli artisti e il pubblico non come elementi separati, ma come parti di uno stesso progetto. Un progetto nel quale il lavoro dell’artista incontra la comunità e nel quale la comunità, a sua volta, è chiamata a far parte di un processo creativo virtuoso che influisce anche positivamente sui temi sociali. INVERART, in fondo, nasce da una convinzione semplice: la cultura prende vita ed è funzionale solo quando qualcuno la condivide con qualcun altro. E l’arte, espressione massima della cultura, può essere uno dei modi più diretti per farlo. Essa può perfino dare dignità alle tante domande dei giovani d’oggi (e d’ogni tempo) e trasformare la ricerca individuale dell’artista in un’esperienza collettiva tesa a favorire la crescita di intere comunità.

Francesco Oppi
Direttore artistico

Il nostro ventennale lo festeggiamo insieme a Milano

“Da molti anni pensiamo che il progetto di una Città metropolitana di Milano sia funzionale ad un buon futuro della Lombardia e quindi dell’Italia. Che questo futuro passi dalla cultura non v’è dubbio; che gli artisti siano non già (e solo) facitori di prodotti da mercato ma anche enzimi di crescita per noi è abbondantemente sperimentato e assodato. Infatti, fin dal 1969 al Guado operiamo per elevare le condizioni culturali dei territori attraverso l’impegno degli artisti. Negli ultimi anni siamo rimasti molto perplessi di fronte ad approcci e sviluppi totalmente inadeguati alle sfide innanzi a noi. Portiamo il nostro contributo di esperienza, di impegno e formazione sul campo con i giovani per metterlo al servizio delle comunità.
Che Città metropolitana, con il Comune di Inveruno autentico esempio di buona prassi pubblica, abbia deciso di festeggiare nella propria prestigiosa sede (nel Cortile d’onore di Palazzo Isimbardi) il ventennale del Padiglione d’Arte Giovane – Inverart è una notizia positiva e confortante che mi onora profondamente e mi sprona (ma deve spronare tutti) a fare ancora di più.

La presa di coscienza dei fatti concreti da parte dell’Ente pubblico è sempre importante e purtroppo non è scontata. Inverart è un esempio chiaro e documentato di come si possano investire le risorse pubbliche in modo costruttivo e produttivo in ambito culturale con gli artisti come protagonisti. 

Nel Ringraziare tutti i partner di questa iniziativa davvero speciale, con il Comune di Inveruno ricordo specialmente la Società Umanitaria e l’Accademia di Belle Arti di Brera che sin dalle prime edizioni hanno compreso il valore del PAG alimentandone l’energia di anno in anno.

L’Arte è il vero spettacolo e ha bisogno di impegno e lavoro non di trovate circensi”.

Francesco Oppi – 29 settembre 2023

Vedi: la pagina dedicata dal Guado e la pagina dedicata da Città metropolitana di Milano

Pubblichiamo volentieri l’intero intervento di Giorgio Seveso al convegno del 14 ottobre 2023 a palazzo Isimbardi a Milano
(nella foto la Sala affreschi di Palazzo Isimbardi sede di Città metropolitana di Milano)

La pagina dedicata la Convegno

GIOVANI ARTISTI OGGI
Riflessione su ruoli e potenzialità dell’artista e sui rapporti con la società

(qui la registrazione audio/video dell’intero convegno)

Vi propongo un diverso modo di guardare ciò che accade nel mondo dell’arte. Ma non per semplice esercizio intellettuale o come esperimento sociologico, bensì perché se le cose non cambiano ne va – secondo alcuni di noi – della qualità e della consistenza stessa dell’immaginario contemporaneo.
Per questo oggi, in opposizione alle modalità più generaliste, effimere e commerciali – ormai comunemente accettate nel mondo dell’arte da noi –  c’è da tenere aperta la possibilità di considerare la pittura, la scultura e più in generale l’espressione artistica e visiva attuali in un modo differente, capace di vivere un ruolo profondamente diverso nei confronti della società.
Naturalmente, un ruolo che non elimina, non sottovaluta e non trasforma in alcun modo lo “specifico”, che non rinuncia alle ragioni più personali e più dense dell’arte intesa come alta manualità e profondi saperi tecnici ma che, invece, richiama una suggestiva innovazione e un efficace rinnovamento delle sue possibilità espressive nel rapporto con le circostanze della vita e del mondo.
Ma per far questo occorre – intanto – fare memoria. Occorre cioè riproporre, fare conoscere valori d’arte che si vengono affievolendo o che in parte sono già dimenticati. Dove sono finiti, in pittura e scultura, il primo e il secondo novecento? Dov’è finito il Realismo degli anni 50, prima, e il Realismo esistenziale degli anni 60 poi? Dov’è finito il naturalismo penetrante delle emozioni o dei gesti pittorici scroscianti, da Morlotti a Vedova per intenderci? Dov’è finita l’ironia di Baj? Ma anche… Dove sono le ricerche astratte rigorose di Nigro o di Veronesi o di Nangeroni (per rimanere qui a Milano e nel dopoguerra) o l’astrattismo geometrico di Radice e del gruppo comasco? Sono esperienze (date qui come “esempi” tra i molti che si potrebbero ancora fare) di modi e maniere diverse tra loro di immersione dell’artista nel reale della società a loro contemporanea, portatori di una intensità appassionata di intervento/ commento/ testimonianza  per valori e idee, di sentimenti/ immaginazioni/ perfino utopie espresse nelle opere rispetto alla complessità dell’esistenza e dell’esistente.
Interventi e utopie mai autoreferenziali bensì rapportabili alla autenticità di un possibile confronto, di una possibile condivisione con le persone, con la società in atto.
Per definire questa situazione dell’arte di oggi da noi si potrebbe pensare agli aspetti particolari del rapporto che ci fu nell’ottocento in Francia tra le immagini dei pittori cosiddetti Pompiers e quelle dei Courbet, dei  Cezanne, dei Gauguin o degli Impressionisti: di questi ultimi tutti ricordiamo nomi e opere, perché hanno inciso nell’immaginario d’allora e ancora le loro immagini ci parlano della società, delle idee e dei sentimenti dell’umanità del loro tempo. Dei primi invece, tranne qualche specialista museale, nessuno ricorda neppure i nomi né tantomeno i quadri (che allora riempivano i salotti della buona borghesia, i Salons e le aste) perché le loro opere erano in larghissima parte di natura puramente accademica, decorative e fatue, intrise di esotismo superficiale e di estetica effimera, appunto fine a se stessa.

Ecco. La storia sembra ripetersi. Perché oggi i giovani artisti lavorano circondati dal monopolio dell’effimero e del puro estetico, cioè dal soffice totalitarismo (Fulvio Papi) di pratiche artistiche che nella quasi totalità sono autoreferenziali, piegate a logiche fortemente mercantili e avvalorazioni non di rado speculative, fatte quasi esclusivamente di linguaggi e modi espressivi gergali, criptici, avulsi da rapporti con l’immaginario collettivo. Hanno di fronte, inoltre, una situazione che in queste poetiche d’arte effimera e autoreferenziale indica la sola direzione per un possibile successo, per un’affermazione personale con l’ingresso nel mercato che conta…  È la “nuova accademia” del contemporaneo, solo spettacolare, altamente commerciale, fatta di brand e di persuasione pubblicitaria massificata.
Diciamolo. Il mondo dell’arte, dagli ultimi decenni del secolo scorso, ha mutuato pari pari dall’ambiente del commercio e dalle ideologie generali del mercato tutte le peggiori strategie, modalità, schemi di funzionamento, di avvalorazione e di rapporto con la società contemporanea. Una imitazione che progressivamente ha svuotato l’arte visiva di ogni vero intreccio significante con l’anima del nostro tempo, di ogni vero contenuto testimoniale, di ogni autenticità lirica. Nel nostro campo, le mode culturali del contemporaneo hanno spinto infatti genericamente verso una sorta di “arte per l’arte”, dove tutto è autoreferenziale e rimanda solo a se stesso. Dove tutto è reificato, diventa cosa e merce, dove tutto ha valore non intrinsecamente artistico ma attribuito tramite strategie di persuasione e di pubblicizzazione, di spettacolarizzazione dell’offerta.
Intendiamoci, molti che si oppongono ci sono ma… una grande maggioranza di realtà negative purtroppo prevale sugli esempi virtuosi, che pure esistono, il Guado è da molto tempo tra questi certamente anche con Inverart.
Mancano ai più – secondo alcuni di noi – le spinte ideali diffuse per ricercare i termini e le declinazioni di una sorta di “arte per la vita”, cioè le possibili libere articolazioni di un rapporto dinamico e vitale con l’esistenza delle donne e degli uomini, sia nel sociale del mondo che nel privato delle circostanze individuali, attraverso forme attuali e innovative di linguaggio espressivo. Qualcosa che riporti l’arte tra la gente, e con la gente la faccia vivere e dialogare. Basta vedere ciò che accade nelle grandi istituzioni dell’arte, nel Paese e fuori: Biennale, Triennali, multinazionali dell’arte come le Fondazioni, come i circuiti dei grandi e piccoli musei contemporanei i quali, come lobby pervasive, occupano ogni spazio e ogni media… Tutto ciò che in quei luoghi e in quelle occasioni viene chiamato contemporaneo è aristocraticamente avulso dalla sensibilità e dall’immaginario collettivi.
E poi il mercato privato e le sue Gallerie, le sue Fiere e le sue kermesse autocelebrative, la promozione spasmodica degli “artistar”, i grandi collezionisti… A tale mercato il pubblico reagisce in diversi modi. C’è chi vi partecipa a prescindere, snobisticamente presenzialista a tutti i costi, tuffandosi ad ogni occasione nel vortice dei lustrini e dei riflettori, comprando l’incomprabile e lodando il non lodabile pur di esserci. Altri investono capitali come comprassero azioni e assets vari di finanza speculativa contando sull’apprezzamento e sui giochi dei rincari, somme spesso non tassabili perché facilmente “al nero”. Poi, la stragrande maggioranza degli spettatori, moltitudine attonita e stupita che assiste alla grande commedia del contemporaneo senza osare intervenire o giudicare. Che magari ogni tanto si entusiasma o si indigna a fronte delle notizie di exploit economici eclatanti, ma che il più delle volte resta indifferente a guardare.

Emilio Tadini negli anni settanta aveva scritto un romanzo dal titolo “L’opera”: è la storia (quasi un “giallo”) di un pittore che in realtà non esiste, letteralmente “inventato” da un gallerista per fare soldi, ricavandoli dal grande mistero che circonda la sua figura e le sue opere, vendute non più per il loro valore intrinseco ma perché eseguite da questo autore sconosciuto, mitico, inafferrabile… Un libro che sembrò a quei tempi visionario, un divertissement privo di sostanza reale… Invece era lungimiranza!
Insomma: oggi un altro ruolo è possibile per l’arte giovane di oggi e di domani. La sostanziale assenza di concretezza umana e sociale del visivo contemporaneo apre un mondo intero di possibili interventi, un ventaglio amplissimo di potenzialità. Apre a un rinnovato atteggiamento nel lavoro degli artisti. E dunque un compito culturalmente molto significativo diventa quello di indicare e rendere praticabili ai giovani artisti e creativi esempi, spazi di ricerca divergenti, sbocchi diversi dai condizionamenti del contemporaneo più diffuso.
Senza rinunciare mai alla ricerca più ardita ma anche allo specifico tecnico della pittura, ai suoi segni fondativi ma anche ai suoi sogni, alla sua espressione, alla sua significanza… una poetica della presenza diventa oggi possibile, una kunstwollen (come diceva Alois Riegl) – una volontà artistica – che contenga lo sforzo di rapportarsi al mondo e alla vita, e non più soltanto all’arte. Che trovi in questo stesso sforzo di ricerca le ragioni e i codici più adeguati del linguaggio impiegato. Insomma, non si tratta di mettere oggi un altro aggettivo all’arte, bensì di spingere per dare alla qualità del lavoro artistico un suo valore aggiunto, una sua riattualizzazione, una sua presenza concreta ed effettuale nella storia di ogni giorno.
È questione, certo, di politiche culturali pubbliche più autonome e meno supine all’esistente, è questione di programmazione illuminata e più coraggiosa nel privato: cose che però sembrano ancora di là da venire, salvo appunto qualche importante eccezione. Per questo è per tutti noi, oggi e domani, soprattutto questione di comprensione dei problemi e di “ottimismo” della volontà.

Pag Inverart 2022 / post-pandemic edition

Pag Inverart 2022 / post-pandemic edition

Dopo due anni difficili per tutti (ma dove Inverart non si è fermata, grazie anche alla preziosa collaborazione dei commercianti inverunesi) il Padiglione d’Arte Giovane di Inveruno torna in presenza nell’anno del centenario di Giovanni Marcora.
Musica dal vivo, convivialità riprendono ad essere la naturale cornice dell’evento d’arte più atteso d’autunno.
Da venerdì 18 a domenica 20 novembre 2022 la kermesse multidisciplinare voluta dall’Assessoreato alla Cultura del Comune di Inveruno curata dal Guado e Rockantina’s Friends riporta al centro i giovani artisti e il loro ruolo fondamentale nelle comunità. Incontri, confronti, tanta arte e creatività per riprendere il filo della libertà.


I Maestri della collezione della Società Umanitaria con i selezionati dell’Accademia di Belle Arti di Brera in Villa Verganti Veronesi per la “Mappa dell’Arte 2020”

Maestri storici del contemporaneo italiano custoditi negli storici edifici della Società Umanitaria nel centro di Milano vengono prestati all’esposizione. Con questi gioielli anche le opere dei giovani valenti allievi selezionati nell’Accademia di Brera.
In un contesto architettonico storico della nobile campagna lombarda ecco fiori della contemporaneità:
anche questo è il Padiglione d’Arte Giovane. Nel video abbiamo messo tutta la voglia di condividere questo evento d’arte e cultura importante, nonostante la difficile situazione.
Forza ragazzi, i Maestri vi guardano con l’amore di chi sa che con la tenacia e, appunto, l’amore… si va molto lontano; anzi si va molto avanti.

Qui l’incontro con il Presidente dell’Umanitaria Alberto Jannuzzelli. Il Manifesto dell’Arte Libera è pronto.